Ecomusei: scrigni di identità
Il Piano di Sviluppo Locale, che prevede investimenti pubblici di quasi 5.000.000 di euro parte dal presupposto che non sia sufficiente dotare di maggiori servizi e di posti di lavoro l'area montana per garantire la permanenza della popolazione, ma si debba agire rinforzando nella popolazione il senso di appartenenza in modo da contribuire a definire un nuovo modello di identità territoriale.
Il Piano ha previsto di intervenire:
1. sul modello culturale, per potenziare il senso di appartenenza al territorio da parte in particolare delle giovani generazioni;
2. sul modello organizzativo, per favorire la messa in rete dei soggetti locali;
3.sul modello produttivo, la valorizzazione delle risorse locali e il potenziamento del senso di appartenenza possono avere un impatto positivo su variabili culturali e anche su variabili economiche;
L'intervento sul modello produttivo non va considerato a se stante ma come parte integrante dell'intera strategia: laddove il modello culturale e il modello organizzativo cercano di modificare la mentalità delle persone per favorire una maggiore conoscenza del territorio e un più forte senso di appartenenza e di autogestione delle comunità locali, il modello produttivo deve dimostrare che anche dal punto di vista occupazionale ed economico il senso di appartenenza alla comunità locale può e deve avere un impatto molto positivo sullo sviluppo locale.
Il Piano, nel paragrafo Strategia di sviluppo locale, evidenzia con estrema chiarezza la necessità di intervenire sul modello culturale per potenziare il senso di appartenenza, e questa azione, che si ricollega strettamente al disegno complessivo delineato, ha come obiettivo quello di portare in superficie e trasformare in prodotto l’identità di questo territorio.
L'ecomuseo si rappresenta dunque come elemento organizzatore della conoscenza e quindi della capacità di una popolazione di identificarsi con un territorio, esaltando il suo senso di appartenenza, e considerandolo come un punto di forza e non come uno svantaggio.
Nell’ambito dell'attività di informazione e animazione prevista dal Piano di Sviluppo Locale, Euroleader ha organizzato due viaggi-studio presso gli Ecomusei del Casentino e del Biellese. All'iniziativa hanno partecipato amministratori, tecnici ed esponenti dell'associazionismo interessati a questo percorso e fra questi l'Associazione Regionale delle Pro loco. Velia Plozner, consigliere di Euroleader ci riporta le sue impressioni approfondendo il concetto di Ecomuseo.
ECOMUSEO: REALTA’ DA COSTRUIRE O REALTA’ DA RAFFORZARE?
Nel mese di novembre 2004 ho partecipato ad un viaggio studio nel Biellese organizzato da Euroleader per conoscere, più da vicino, come nasce e come si sviluppa un “Ecomuseo”.
La realtà ecomuseale visitata, a differenza dei musei tradizionalmente intesi, non è soltanto il luogo dove si recupera il passato, ma mette al centro le persone, le comunità, gli abitanti, che si riappropriano del territorio in cui vivono e diventano soggetti attivi dell’intero progetto.
Iniziative spesso nate per contrastare situazioni di degrado o abbandono dei luoghi che attraverso scambi e confronti continui con gli abitanti crescono e si sviluppano.
Realtà che non hanno nulla di più delle tante micro – proposte, testimonianza di una memoria storica legata ad una cultura contadina e alle risorse dell’ambiente, che esistono anche sul nostro territorio. L'inetro intervento nella pagina http://www.euroleader.fvg.it/approfondimenti/documenti_euroleader
L'ecomuseo è un museo diffuso sul territorio, che permette di confrontarsi con il patrimonio naturale e culturale di un'area e con il modo di vivere dei suoi abitanti, ovvero il luogo ideale per azioni che mirano a restituire un senso produttivo e culturale al suo patrimonio.
Il progetto ha già prodotto la Mappatura delle risorse, affidata all'Associazione Regionale delle Pro Loco.
E stata individuata l’area pilota e avviata la creazione della rete di soggetti che aderiranno all’ecomuseo
Sono in corso di realizzazione i primi quattro interventi di completamento e adeguamento di strutture destinate ad ospitare le attività dell’ecomuseo per oltre 100.000 euro.
Ma il modello non è ancora consolidato e dunque lo spazio per il dibattito è quanto mai aperto. Recentemente è stato organizzato un workshop proprio sull'ecomuseo cui hanno partecipato gli amministratori dei comuni coinvolto. Il documento può essere una traccia per gli spunti da approfondire.
Si aggiunge al forum on-line l’interessante intervento di Giuseppe Pidello, Coordinatore “Ecomuseo Valle Elvo e Serra – Ecomuseo del Biellese”, che ci propone una lettura originale dell’ecomuseo come spazio formativo permanente.
L'Ecomuseo come spazio formativo permanente
Una parola difficile
“Ecomuseo” è un termine oggi alla moda.
Una “zona di contatto”
Chiunque abbia provato a declinare l’idea ecomuseale nel proprio contesto, con gli elementi lì disponibili, sa che l’ecomuseo non è una ricetta, un risultato, ma una prospettiva, un percorso, una navigazione a vista.
Identità, diversità, comunità: il metodo del “cantiere orizzontale”
Nel ridefinirlo “museo comunitario”, De Varine considera l’ecomuseo l’università popolare per eccellenza, un catalizzatore della cultura vivente, una finestra aperta sul mondo.
Progettare il futuro attraverso le “mappe di comunità”
Nel corso della nostra esplorazione abbiamo, ad un certo punto, sentito il bisogno di un “serbatoio”, di un’estensione delle nostre memorie individuali che, da sole, non erano più in grado di contenere, registrare e orientare le nostre ricerche sul territorio.
Per leggere la relazione completa ed il ppt si veda http://www.euroleader.fvg.it/approfondimenti/documenti_euroleader
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