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L'economia

Nel periodo tra il 1991 ed il 2001 (ultima rilevazione censuaria Istat) il comprensorio carnico presenta un incremento delle unità locali (UL) pari al 3,79%, valore di molto inferiore alla media della regione Fvg (11,1%). Nello stesso periodo, la variazione complessiva degli addetti evidenzia un incremento del 9,86%, valore superiore alla media regionale (6,6%). Tale incremento degli addetti si è prodotto in particolare nella seconda metà del decennio, ed è concentrato in alcune aree favorite dallo sviluppo infrastrutturale delle rispettive zone produttive: Amaro (+213%), Ampezzo (+103%), Forni di Sotto (+61%), Zuglio (+56%) e Tolmezzo (+19%).
Il settore primario (agricoltura) registra una riduzione del numero delle unità locali e d’altro canto un aumento del numero degli addetti.
Nel settore delle costruzioni è proseguito il trend negativo già avviato alla fine degli anni ‘80: la conclusione della ricostruzione ha segnato un notevole decremento nel numero delle imprese. Questo calo è generalizzato su tutto il territorio con pochissime eccezioni, legate ad imprese locali che hanno saputo potenziarsi e proporsi anche su mercati esterni.
Il comparto commerciale (all’ingrosso ed al dettaglio), segnala un trend negativo sia per quanto riguarda il numero delle unità locali sia per gli addetti, con una piccola eccezione per gli addetti del commercio al dettaglio che registrano invece un incremento.
Anche il comparto che riassume “alberghi e ristoranti” registra un trend negativo sia per numero di unità locali che per addetti.
Nell’industria manifatturiera la variazione di addetti è stata del 3,8%, a fronte di un incremento medio regionale del 6,1%. Per quanto riguarda le imprese artigiane, la variazione comprensoriale (+11,5%) risulta leggermente superiore alla media regionale.
Le istituzioni, che comprendono il settore pubblico e il non profit, hanno registrato un incremento notevole delle unità locali (52,7%), e degli addetti (10,2%).

Agricoltura e silvicoltura

L'agricoltura in Carnia riveste un’importanza che va oltre le sue limitate dimensioni economico-produttive, dovuta alla capacità di “ancorare” gli operatori al territorio anche nelle aree periferiche, di gestione del suolo in un vasta parte del comprensorio e al ruolo di riferimento culturale e di componente di rilievo dell’attrattività turistica.
Dal confronto tra i dati del 1990 e del 2000 (Istat, Censimenti dell’Agricoltura) emerge una significativa erosione del numero delle aziende agricole e zootecniche operanti nel comprensorio. Si passa infatti da 4.283 aziende nel 1990 a 669 nel 2000, con una riduzione pari a quasi l’85%, più che doppia rispetto alla media regionale e di molto superiore a quella dell’ambito montano. La diminuzione del numero di aziende agricole corrisponde ad un ridimensionamento del settore, ma anche ad un miglioramento strutturale delle aziende rimanenti. In alcuni Comuni, infatti, nonostante una drastica contrazione delle aziende, si osserva una sostanziale conservazione della superficie coltivata (quali Enemonzo, Ligosullo e Ravascletto).
Oltre il 60% delle aziende carniche ha una superficie coltivabile inferiore ai 5 ettari. La polverizzazione aziendale si accompagna alla frammentazione in piccoli appezzamenti rendendo difficile la gestione professionale. Sul lato opposto, vi è una presenza di aziende di più ampia estensione, in particolare nella classe con superfici superiori ai 100 ettari. Il settore lattiero-caseario con la presenza di 200 aziende zootecniche e l’attività in alpeggio è sicuramente quello di maggior rilievo, per il ruolo ambientale, sociale ed economico. Buone possibilità di sviluppo sussistono per la produzione di carne, sia per la presenza in loco di imprese di lavorazione e trasformazione, sia per l’integrazione/complementarietà con l’evoluzione degli allevamenti da latte.
Per quanto riguarda il settore orticolo e frutticolo, una recente indagine realizzata dalla Comunità Montana della Carnia (2008) ha rilevato che gli agricoltori a titolo principale del settore sono poche unità e che la superficie totale a scopo commerciale dedicata a queste colture in tutto il comprensorio è inferiore ai 40 ettari.
La produzione biologica è molto inferiore alle possibilità con un totale di 9 aziende che adottano questo metodo nel 2000 (fonte: ERSA) e piuttosto contenuto è anche il numero di aziende con attività di agriturismo, pari a 17 nel 2007 (fonte: Agenzia Turismo FVG).
A parte il settore lattiero-caseario, scarsa è l’integrazione tra produttori primari e lungo la filiera, così come modeste sono le strutture dedicate alla lavorazione e commercializzazione. Una delle conseguenze è che, malgrado l’ampio riconoscimento delle produzioni agroalimentari carniche e il forte richiamo nella promozione turistica, ancora molto limitato è il legame tra produzioni e mercato locale (residenti e turisti) e basso è il margine che rimane agli operatori primari.

Il bosco assume importanti valenze in termini di contenuti naturalistici e ambientali, di protezione della biodiversità, dei climi regionali, del suolo e dell’aria dall’inquinamento, oltre ad avere una crescente funzione economico-produttiva, come materia prima per lavorazioni e per la produzione di energia.
Il patrimonio boschivo forestale comprensoriale produce annualmente circa 240 mila metri cubi di legno. La proprietà forestale pubblica rappresenta il 65% della superficie forestale totale la rimanente quota del 35% appartiene a privati (Amministrazioni frazionali, Consorzi e singoli privati). Nel 2005 le imprese di utilizzazione boschiva attive in Carnia erano 43 e davano occupazione a circa 170 addetti (fonte: Cooperativa “Legno Servizi”). Si tratta in prevalenza di imprese di ridottissime dimensioni, costituite dal proprietario e pochissimi collaboratori; situazione analoga a quella delle segherie che sono poche e generalmente poco strutturate.
Malgrado la struttura produttiva debole, l’evoluzione ambientale ed energetica globale lasciano prevedere nei prossimi anni una maggiore attenzione alla silvicoltura e il comprensorio carnico, per le risorse forestali e per la diffusione di progetti di impianti a biomasse, ha interessanti prospettive di sviluppo economico in questo ambito.

Il commercio

Del commercio si è già parlato nell’ambito dei servizi alla persona per il ruolo che queste attività hanno nelle aree più marginali del territorio. In questa sede, lo affrontiamo sinteticamente come settore produttivo, in relazione alla struttura produttiva nel suo complesso.
Il peso del comparto commerciale (all’ingrosso ed al dettaglio), con una percentuale del 23% sul totale delle unità locali, è leggermente inferiore alla media regionale. Notevole anche qui le disparità tra i Comuni ove quest’attività è particolarmente significativa (Amaro, Tolmezzo, Villa Santina) e le realtà connotate dai valori più bassi rilevati (Lauco, Ravascletto, Verzegnis, Zuglio). La percentuale di unità locali relative al comparto “alberghi e ristoranti”, 12,9%, è notevolmente superiore in Carnia rispetto alla media regionale.

Il turismo

Nel decennio 1994-2003 gli arrivi turistici in Carnia passano da 82 mila a 120 mila, con un aumento del 46%, ben superiore al dato regionale (12,8%). In valori assoluti si conferma una netta prevalenza degli arrivi italiani che, al 2003, sono cinque volte superiori a quelli dall’estero. In termini percentuali invece, sempre con riferimento al periodo 1994 – 2003, gli arrivi stranieri (150,4%) aumentano molto di più di quelli nazionali (34,7%).
Complessivamente nel decennio si osserva una crescita non costante delle presenze, con un alternarsi di anni particolarmente positivi e di stagioni che segnano un arretramento. Tale andamento, non rilevabile a livello regionale, è legato anche a fattori climatici ed in particolare, per il periodo invernale, alla fruizione del demanio sciabile del comprensorio, fortemente condizionata dalla consistenza e dalla distribuzione delle precipitazioni nevose.
Nel periodo più recente (2003 - 2007) si osserva una lieve crescita degli arrivi sia stranieri sia italiani, con valori comunque nettamente inferiori rispetto alle medie in Regione.Per quanto riguarda invece le presenze, nel decennio 1994 – 2003 si osserva una tendenza per la Carnia più positiva di quella regionale, con un incremento dell’11,8% (a fronte di un saldo regionale negativo del 4,4%): in termini assoluti si passa da circa 800 mila a poco più di 900 mila presenze, di cui circa centomila straniere.
Il confronto tra i dati relativi agli arrivi ed alle presenze conferma una tendenza generale del comparto turistico: i periodi di ferie aumentano in numero, ma si riduce la durata; nel comprensorio carnico la permanenza media è stata nel 2003 di 7,5 giornate (contro una media regionale di 5,2 giornate).
Analizzando la situazione turistica a livello comunale, riferita al 2007, si evidenzia la concentrazione degli arrivi e delle presenze nelle più rilevanti realtà turistiche del comprensorio: Arta Terme (turismo termale), Forni Avoltri (turismo estivo), Forni di Sopra (località frequentata soprattutto dalle famiglie e dagli studenti) e Ravascletto (con il monte Zoncolan ed il suo ampio demanio sciabile caratterizzato da piste di media e alta difficoltà). Interessanti anche le performance di Sauris e Prato Carnico, realtà meta di un turismo prevalentemente estivo e rivolto alle famiglie. La permanenza media dei vacanzieri risulta particolarmente alta ad Arta Terme (superiore ai 10 giorni) e Ravascletto, mentre non supera i due giorni a Tolmezzo ed Amaro, ove le presenze sono collegabili ad attività lavorative e a specifici eventi.
I dati presentati evidenziano come il turismo comprensoriale sia ancora fortemente stagionale e per “poli” e come l’integrazione del settore turistico con altri comparti economici complementari, quali agricoltura ed artigianato, sia piuttosto debole.

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